Gentili ospiti, Signore e Signori, partecipo con grande interesse a questa edizione della Giornata del Design Italiano nel mondo, un appuntamento che si conferma pilastro fondamentale della strategia di promozione integrata dell’Italia all’estero.
Il design, per il Sistema Italia, rappresenta infatti una leva diplomatica primaria: un asset strategico capace di veicolare innovazione e sostenibilità, temi centrali nell’agenda globale.
Grazie all’organizzazione dell’Istituto Italiano di Cultura e a Walter Mariotti, la conferenza di oggi ci permette di elevare il dibattito oltre la dimensione puramente estetica o funzionale, per toccare il ruolo filosofico, sociale e politico dell’architettura contemporanea.
Il tema scelto per questa giornata, RE-DESIGN, inteso come rigenerazione di spazi, oggetti, idee e relazioni, offre infatti l’occasione per una riflessione estremamente attuale.
Questa prospettiva risuona in modo speciale qui in Giappone, Paese che ha saputo insegnare al mondo il valore della cura, della riparazione, della continuità tra passato e futuro.
Ma è estremamente attuale e importante anche per l’Italia dove il re-design è un processo strategico per la competitività economica, la sostenibilità ambientale e l’innovazione tecnologica. Riprogettare oggi non significa semplicemente cambiare forma, ma rappresenta un processo di rigenerazione fondamentale per diversi settori chiave.
Di questi aspetti ci parlerà estesamente Walter Mariotti. Vorrei però aggiungere una nota più personale, che si collega direttamente al tema RE-DESIGN.
In questi quattro anni, abbiamo cercato di applicare concretamente questa idea anche alla Residenza dell’Ambasciatore qui a Tokyo.
Si tratta di una casa degli anni Sessanta che abbiamo scelto di non “reinventare” cancellandone la storia, ma di rigenerare rispettandone l’identità.
Abbiamo recuperato dai magazzini e restaurato gli arredi dell’epoca, valorizzando ciò che già esisteva, intervenendo dove serviva e lasciando che il tempo — invece di essere un difetto — diventasse parte del racconto.
Questa piccola esperienza racconta qualcosa di essenziale: il progetto migliore non è sempre quello che sostituisce o che ammoderna, ma quello che riconosce, ripara e ricollega nel rispetto della tradizione.
Ecco perché la riflessione di oggi è così importante. “Abitare le fratture” non significa rassegnarsi. Significa imparare a vivere nel reale, con i suoi limiti, e trasformarlo con intelligenza, sensibilità e visione.
Con questo spirito, auguro a tutti una serata di ascolto e di scambio fecondo. Ringrazio ancora Walter Mariotti e Domus per il contributo a questa giornata, e ringrazio voi per la vostra presenza e per l’attenzione che riservate al design italiano.