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Intervento dell’Ambasciatore d’Italia, Gianluigi Benedetti, in occasione della conferenza sul progetto di ricerca del giardino della Residenza (Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, 20 luglio2023)

Gentili ospiti,

 

Ringrazio per l’accoglienza in questo bellissimo Istituto Italiano di Cultura la Direttrice Silvana De Maio e tutto il personale che ci ha sostenuto per l’organizzazione di questo evento.

 

Sono orgoglioso di introdurre oggi la presentazione dello studio scientifico del giardino storico che ospita l’Ambasciata d’Italia dal 1929, una ricerca che mi sta molto a cuore e sulla quale mi sono impegnato sin dal mio primo giorno in carica come Ambasciatore d’Italia a Tokyo.

 

Il giardino è un tesoro nascosto e per questo ho voluto che fosse riscoperto e conosciuto nei più piccoli particolari della sua storia, della sua architettura, della sua biodiversità e nelle storie delle persone che lo hanno abitato e frequentato.

 

Al mio arrivo nel 2021, ricordavo benissimo la Residenza e il giardino dell’Ambasciata dove avevo trascorso quattro anni dal 1987 al 1991 da giovane diplomatico al primo incarico all’estero ed ero impaziente di rivedere quei luoghi meravigliosi. Fui però subito sorpreso da diversi cambiamenti che inevitabilmente con gli anni erano avvenuti.

 

Soprattutto mi colpì l’esterno, il giardino realizzato nella prima metà del seicento dai Daimyō Matsudaira quando si insediarono a Edo durante lo shogunato Tokugawa e poi sede della Residenza del Primo Ministro Masayoshi Matsukata all’inizio del periodo Meiji. Appariva maltenuto e danneggiato. Aveva perso quella pulizia di dettagli, l’armonia e l’ordine che invece erano impresse nella mia memoria.

 

Molte delle splendide azalee che ricordavo non c’erano più, al loro posto era cresciuta un’enorme quantità di bambù selvatico e di arbusti che toglievano la vista dei viottoli con i gradini di pietre del periodo Edo e delle bellissime lanterne di pietra. Anche il piccolo lago era in cattive condizioni: le sponde gravemente erose, il fondale pieno di fanghiglia, il “ponte di pietre” sommerso dall’acqua, tutto intorno era cresciuta una vegetazione spontanea.

 

Da un incontro fortuito con il Professor Hidenobu Jinnai, favorito dalla Prof.ssa Olimpia Niglio pochi giorni prima che rientrasse in Italia, è nata un’opportunità straordinaria. Vista la comune passione per la storia e l’architettura, decidemmo di costituire un gruppo di esperti giapponesi per studiare il giardino dal punto di vista storico, architettonico, ambientale e perfino dell’ingegneria idraulica. Se oggi siamo qui a presentare in anteprima i risultati di più di un anno di studi, lo dobbiamo a loro!

 

La squadra messa insieme con gli appassionati studiosi del Centro di ricerca Edo Tokyo dell’Università Hosei e del Dipartimento di Scienze dell’Architettura del Paesaggio dell’Università di Agricoltura di Tokyo si è rivelata vincente! A tutti i ricercatori va la mia gratitudine e una menzione speciale ai Professori Hidenobu Jinnai, Hiroshi Kamiya, Takashi Awano e da ultimo Yoshiki Toda. Il lavoro di tutti loro ci ha permesso di scoprire ancora di più su questo luogo intriso di una storia secolare.

 

Il giardino è una preziosa testimonianza di stratificazioni storiche. Dal periodo Edo ai giorni nostri, ha ovviamente risentito dei mutamenti dettati dall’ambiente, incluso l’abbassamento delle acque sotterranee, e da fattori antropici, alcuni devastanti come il bombardamento nella primavera del 1945 che ha spazzato via la villa e la grande casa da tè fatte costruire da Matsukata. Anche queste trasformazioni sono oggetto di studio grazie all’aiuto di un team di archeologi italiani guidati dal Prof. Ivan Varriale.

 

Oggi, siamo qui per condividere con voi in anteprima i risultati di questo straordinario progetto di ricerca scientifica. Siamo entusiasti di potervi mostrare il lavoro e l’impegno di una squadra guidata dallo stesso desiderio di preservare e ripristinare l’aspetto di questo tesoro storico, affinché le generazioni future possano ammirarlo nella sua bellezza e complessità. L’obiettivo finale, che abbiamo già condiviso anche con il Fondo per l’Ambiente Italiano, è infatti quello di creare un percorso di visita, accompagnato dal racconto della storia del giardino e dell’Ambasciata, disponibile periodicamente per chiunque sia interessato.

 

In conclusione, desidero ringraziare mia moglie Sabina, che mi ha sempre sostenuto in questa grande impresa con idee e suggerimenti sempre vincenti e tutto il personale dell’Ambasciata che ha subito capito e condiviso con entusiasmo il progetto. L’impatto del lavoro finora fatto viene già notato dagli illustri ospiti della Residenza e questo è per tutti noi motivo di orgoglio e incentivo ad andare avanti.

 

Grazie di cuore a tutti.