TOKYO, 25 GIUGNO 2026 – È stata inaugurata a Tokyo, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia, la mostra “Mishima-Pasolini. Indizi per un confronto. Senza tacere e senza abbassare lo sguardo”, che sarà ospitata all’Istituto Italiano di Cultura dal 26 giugno al 29 luglio 2026. L’esposizione, organizzata dal Ministero della Cultura, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e da SUAZES, è un progetto espositivo internazionale inedito, che pone in dialogo per la prima volta due tra le più complesse, inafferrabili e iconiche figure intellettuali del Novecento.
Durante la cerimonia di inaugurazione, l’Ambasciatore Vattani ha ricordato che la ricorrenza del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone “trova espressione anche attraverso il dialogo tra due figure che, pur non essendosi mai incontrate, continuano a interrogare con straordinaria lucidità il nostro presente”. Per Vattani “Accostare Mishima e Pasolini significa andare oltre le semplificazioni e le categorie nelle quali spesso si tenta di rinchiudere gli intellettuali del Novecento. La collaborazione tra le nostre istituzioni culturali testimonia la continuità e la solidità delle sinergie bilaterali, offrendo al pubblico giapponese un’occasione unica di profonda riflessione critica ed estetica”.
Il percorso espositivo si sviluppa in sette sezioni tematiche attraverso due tracciati paralleli, che mettono in relazione le produzioni artistiche e letterarie di Pasolini e Mishima, evidenziandone analogie, tensioni e inaspettati punti di contatto. Il confronto si sviluppa attraverso documenti, fotografie d’autore, libri, interviste e oggetti personali, mettendo in luce il rapporto dei due autori con il corpo e la tradizione, nonché la loro radicale critica alle trasformazioni antropologiche e ai processi di omologazione consumistica che hanno interessato le rispettive società nel secondo dopoguerra. Curata da Roberto Carnero e Satō Hideaki da un’idea di Marco Minuz, la mostra bilingue valorizza in particolare il ruolo della fotografia d’autore – con scatti di maestri quali Shinoyama Kishin, Domon Ken, Federico Garolla e Sandro Becchetti – come strumento di costruzione dell’immagine pubblica dei due pensatori.